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Centro Scoliosi Istituto G. Gaslini – Genova
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Benvenuto De Ponte* – Paolo De Ponte**

*Universita’ G. d’Annunzio –  Chieti
**Fisioterapista – Lecce

La nostra esperienza nel trattamento della scoliosi con apparecchi gessati Maguelone Modificato Genova e con corsetto ortopedico 3D risale al 1994 data in cui elaborammo il protocollo rieducativo dedicato a questo tipo di cura ortopedica.
Diversi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali ne hanno determinato l’accettazione incondizionata da parte della comunità scientifica.
L’elemento principale della scoliosi è rappresentato dalla torsione che esprime la deformazione della colonna vertebrale.
Lo spazio percorso dalle vertebre per passare dalla situazione fisiologica a quella patologica esprime la dislocazione sul piano trasversale e la modificazione dell’orientamento delle vertebre sui tre piani spaziali .
L’apparecchio gessato determina una correzione della curva scoliotica e la chinesiterapia in gesso deve contribuire ad aumentare tale correggibilita’, facendo ripercorrere a ritroso il tragitto compiuto dalle vertebre verso la situazione patologica.
La tecnica Maguelone Modificata Genova (MMG)  sebbene concettualmente vicina a quella Maguelone o phi di Perdriolle e Vidal , è diversa poiché, eliminata la banda aderente al torace, ottiene un riallineamento della sezione deformata con gli altri livelli mediante una banda che avvolge incompletamente il torace.
Esercita pertanto un’azione di spinta nelle zone prominenti e lascia libere di espandersi le parti depresse; la riduzione è quindi tridimensionale.
La fascia utilizzata dalla tecnica “phi” lascia  una zona sufficientemente libera in corrispondenza dell’incrocio dei due estremi, cosi’ da indurre   un’espansione della depressione concava.
La modifica della Scuola Genovese  realizzata dal prof. S.  Becchetti presso la Ia divisione di ortopedia e traumatologia dell’Istituto G. Gaslini, consiste nell’interruzione della continuità della fascia, lasciando cosi’   libere alcune zone.
La fascia nella tecnica MMG viene vincolata ad un pressore posteriore che è soltanto il centro di rotazione del sistema e non ha alcuna azione compressiva diretta.
Tale pressore, distanziato dal gibbo con cui entra in contatto soltanto in un secondo tempo, vincola un estremo della fascia.
L’azione dell’unico peso all’estremo libero della fascia determina una cifotizzazione, una deflessione ed una detorsione.
Infatti la fascia, mantenuta sollevata nella parte anteriore del torace dal lato convesso, spinge la parte anteriore controlaterale del torace stesso, esercitando una coppia ad azione derotante; trazionando infine il tronco verso il basso, esercita una retropulsione delle sezioni toraciche più deformi. Non appena questa prima parte fa entrare in contatto il gibbo compressore, il braccio della forza applicata tramite il peso aumenta sensibilmente e, di conseguenza, si esalta l’azione detorcente. In maniera analoga agisce il bustino ortopedico 3D.

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Le ampie zone di torace libere dall’azione della fascia permettono a quest’ultimo di espandersi e di modellarsi più facilmente. Il trattamento gessato MMG,   realizzato presso l’Istituto “G. Gaslini” di Genova, con cui collaboriamo da oltre trenta anni, ci ha sollecitati a ricercare soluzioni chinesiterapiche nuove, volte a consentire al paziente scoliotico la gestione della sua scoliosi in modo attivo, così da aumentare il potenziale correttivo tridimensionale ottenuto con il   trattamento MMG.
Abbiamo realizzato un protocollo rieducativo completamente diverso dai soliti esercizi che vengono proposti nei bustini ortopedici; sia da un punto di vista biomeccanico che psicopedagogico.
Per meglio comprendere il differente approccio chinesiterapico occorre ricordare che la ginnastica della scuola lionese, sia in gesso che in corsetto ortopedico, prevede un intervento chinesiterapico mirato a:
1) aumentare l’effetto del gesso-corsetto;
2) allontanarsi dalle spinte e   dagli appoggi con l’autoallungamento;
3) rinforzare la muscolatura, per ottenere un “corsetto muscolare”.
Il nostro percorso chinesiterapico consente di realizzare i seguenti scopi e precisamente:
1)   far comprendere al piccolo paziente la realtà della sua scoliosi e delle alterazioni del rachide da essa indotte, presupposto indispensabile per la preparazione al trattamento gessato,
2) far percepire le modifiche apportate dal movimento correttivo alla sua scoliosi in tutta la loro portata;
3) ricercare un movimento tridimensionale che amplifichi la correzione del gesso MMG;
4) fissare la correzione acquisita dall’esercizio dopo aver eliminato la contrazione che ha determinato la correzione stessa;
5) mantenere la correzioni in condizioni sempre più difficili.
Il bambino quindi deve imparare a mantenere la correzione dopo aver eliminato il movimento che l’ha determinata, in situazioni dapprima statiche e quindi in condizioni di squilibrio sempre maggiori. Il fine sarà quello di modificare l’atteggiamento del bambino scoliotico.
Da un punto di vista psicopedagogico è importante tenere presente che sarà il bambino scoliotico, e non la sua scoliosi, il protagonista del  trattamento.
E’ il bambino portatore della deformità e non la sua curva il centro del trattamento.
Questo principio va perseguito nelle quattro fasi di tutto il trattamento:
– chinesiterapia di preparazione al gesso;
– chinesiterapia in gesso;
– chinesiterapia nel periodo di trattamento con corsetto ortopedico;
– chinesiterapia dopo la rimozione del corsetto ortopedico.

Tutti sappiamo che la scoliosi è un processo dinamico tridimensionale, per cui sul piano teorico la riduzione della curva dovrebbe ripercorrere in senso inverso il cammino verso la deformazione.
La tridimensionalita’ del fenomeno richiede una priorità d’azione su un piano specifico, ispirata ad un preciso presupposto biomeccanico.
La deviazione laterale sul piano frontale  che identifica a grandi linee e definisce la scoliosi deve essere considerata la risultante visiva della deformazione sugli altri due piani; pertanto non bisogna cominciare da tale piano il percorso rieducativo.
Il primo approccio non può essere altresì realizzato sul piano sagittale, ovvero sulla deviazione antero-posteriore (esercizi di cifotizzazione); infatti a causa della torsione delle vertebre della curva, l’orientamento di queste non corrisponde al piano del bambino e quindi non è più possibile parlare di muscoli del lato concavo e muscoli del lato convesso; inoltre, nella flessione anteriore (cifotizzazione) il gibbo aumenta e determina una maggiore tensione di tutte le strutture posteriori e limita qualsiasi riduzione sugli altri piani dello spazio.
L’approccio chinesiologico corretto quindi deve realizzarsi sul piano assiale, considerando la deviazione in torsione; innanzi tutto perché la derotazione avvicina il piano delle vertebre a quello del bambino, infatti solo la derotazione permette di avere sullo stesso piano le vertebre scoliotiche e il tronco del bambino.