rx2tagliata

Trattamento delle cifosi dell’adolescente

 

PRINCIPI DI TRATTAMENTO RIABILITATIVO DELLE CIFOSI DELL’ADOLESCENTE

Paolo De Ponte Conti

Introduzione

Piano frontale e sagittale del rachide hanno due diversi approcci diagnostici.

Infatti se le deviazioni frontali sono apparentemente più facili da diagnosticare in quanto su questo piano nel modello anatomico non esiste nessuna curva, sul piano sagittale lo stesso rachide presenta una serie di curve alternate che delimitano i quattro segmenti cervicale, dorsale, lombare e sacrale.

La valutazione clinica e fisioterapica di queste curve è quanto mai complessa e non esente da errori che possono condizionare l’intervento chinesiterapico.

Quando la cifosi fisiologica si accentua parleremo di ipercifosi.

Come prendere in carico queste ipercifosi?

Questo lavoro prende in considerazione esclusivamente le alterazioni dismorfiche e quindi strutturali.

Esclude tutte le problematiche posturali in quanto non si presentano come patologie ortopediche.

Solo a titolo di esempio, al fine di avere chiara la differenza, viene presentata nei casi clinici una problematica posturale.

La rx ci evidenzia uno Scheuermann?

E’ necessario sapere se la cifosi in oggetto:

  • ha riscontri in altri parenti della stessa famiglia? (morfotipo familiare)
  • è mai dolorosa? soprattutto in quali posizioni?
  • la posizione seduta prolungata determina dolore anche nel tratto lombare?
  • esiste una situazione di riflesso nel rachide cervicale?
  • il soggetto pratica una attività sportiva? quale? in forma dilettantistica o agonistica?
  • ha mai dolore durante la pratica sportiva?

Conoscere bene ed in maniera chiara e circostanziata le risposte agli interrogativi precedenti ci permette di completare la diagnosi clinica del medico, di effettuare la nostra valutazione fisioterapica e quindi intraprendere un programma chinesiterapico che avrà, a seconda dei casi, caratteristiche più attive, attive – passive, di T.M. ecc……

Ovviamente il trattamento chinesiterapico varierà anche in considerazione del trattamento globale a cui sarà sottoposto il nostro paziente.

Assocerà un corsetto ortopedico? Quale? Sarà realizzato su calco gessato o su acquisizione con cad-cam?

Infine è necessario conoscere la tempistica di consegna del B.O. per programmare una valida preparazione sia KT che psicologica all’ortesi.

L’ESAME CLINICO E RADIOGRAFICO

E’ di fondamentale importanza, prima di stilare un corretto piano di lavoro rieducativo prendere in dovuta considerazione la diagnosi medica, la prescrizione terapeutica e di conseguenza la radiografia.

LA VALUTAZIONE FISIOTERAPICA

E’ necessario valutare ed effettuare:

  • il romberg
  • l’mpc
  • la dds
  • la eccessiva o la scarsa elasticità muscolo-legamentaria
  • il test di schober
  • il test di thomas
  • il test di patrick
  • il grado di inversione da seduto
  • i test di riducibilità in situazioni di carico e di scarico;

E’ necessario, inoltre, rilevare il rachide di profilo.

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In decubito supino è necessario verificare se la respirazione è più toracica o addominale; in decubito prono verificare, attraverso l’esame palpatorio, la presenza di zone tissutali fibromialgiche; inoltre è necessario verificare eventuali tensioni eccessive a causa di contratture muscolari anche a livello lombare e cervicali.

TRATTAMENTO

Il trattamento sarà condizionato e programmato in funzione del bilancio clinico, RX grafico e fisioterapico iniziale; e dalla presenza o meno di un C. O.

Infatti fatta salva una parte del lavoro chinesiterapico iniziale comune alle due situazioni, il nostro lavoro si modificherà, in itinere, non solo in base alle risposte ed alle reazioni del paziente ma anche in base al tipo di corsetto indossato.

In sintesi descriviamo le fasi più salienti del trattamento:

  • Stiramento della catena posteriore;
  • Sbloccaggio delle anche;
  • Mobilità del cingolo scapolo omerale;
  • Mobilità dell’angolo L/S;
  • Apertura dell’angolo I/L;
  • Aumento della lordosi lombare e blocco della curva toracica;
  • Riduzione della lordosi lombare e apertura della concavità toracica;
  • Apprendimento della respirazione controllata;
  • Esercizi di mobilità su tutti i piani del tratto toracico;
  • Interventi con T.M. solo nelle grandi rigidità con e senza dolore
  • Esercizi di contrazione concentrica della muscolatura paravertebrale che mantenuta spesso in stiramento prolungato, a causa dell’ipercifosi, perde la sua reattività e può rappresentare per una inversione dei punti inserzionali l’amplificazione del momento flettente e quindi l’aggravamento della cifosi.

CONCLUSIONI

Non è possibile cambiare la morfologia di una persona ma è di fondamentale importanza bloccare il processo evolutivo di una cifosi adolescenziale altrimenti il rischio è quello di una evoluzione per tutta la vita.

Infine non è importante il numero di esercizi che si eseguono in ogni seduta (la KT non è certamente una competizione) ma la qualità di questi esercizi e la loro successione logico-scientifica.

CASI CLINICI

Alterazione del profilo sagittale da causa posturale

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A. M. Anni 13 – Sesso femminile – Correzione ottenuta con sei mesi di trattamento posturale globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alterazioni del profilo sagittale da causa strutturale deformativa

Senza nome

G. S. Sesso maschile anni 14. A destra dopo due anni di trattamento riabilitativo

 

 

Trasverso

IL “CORSETTO” DINAMICO PER LA STABILITA’ LOMBARE

IL “CORSETTO” DINAMICO PER LA STABILITA LOMBARE

La fascia toraco-lombare è uno spesso strato di tessuto connettivo compreso tra la regione toracica e il sacro. È composta da tre strati: anteriore, medio, posteriore. Lo strato posteriore è suddiviso in due lamine, quella superficiale le cui fibre sono angolate verso il basso, e quella profonda le cui fibre sono dirette verso l alto. La fascia toraco-lombare assolve tre funzioni: trasferisce le forze dai muscoli della colonna, distribuisce le forze tra i vari livelli spinali e trasferisce le forze dal rachide toraco-lombare al muscolo erettore della colonna. Il trasverso dell’ addome si inserisce sullo strato medio della fascia toraco-lombare ed esercita una forza che si trasferisce sia sulla lamina superficiale che profonda. Ne risulta cosi un’ azione stabilizzante a livello del rachide lombare che si ritiene partecipi al controllo del movimento intersegmentale del rachide lombare.

Rif: “L’ esame clinico ortopedico” Joshua Cleland

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MIX TAPE: il bendaggio funzionale innovativo per lo sportivo

“MIX TAPE”

NUOVO INNOVATIVO DIFFERENTE

 

Il Mix Tape è l’evoluzione del classico bendaggio funzionale, una particolare ed innovativa tecnica messa a punto e largamente utilizzata dai fisioterapisti americani.

Il Power Mix Tape è dato dall’uso combinato di Power Flex e Power Tape, ovvero bende elastiche e anelastiche coesive, acriliche e senza collante. Il Mix Tape si colloca tra le fasciature contenitive e quelle rigide, andando a preservare il coordinamento tra il segmento sano e quello leso non causando ipotrofie muscolari.

Utilizzando bende di vario tipo, elastiche e non, mira a costruire un supporto esterno atto a solidarizzare un’articolazione, sia immediatamente dopo un trauma, sia a distanza di tempo quando questa dovesse risultare deficitaria o instabile. Può essere utilizzato anche in un arto sano quando questo viene sottoposto, come nell’attività sportiva, a sforzi eccessivi e quindi potenzialmente lesivi. Può avere quindi, al contempo, sia una funzione RIABILITATIVA sia una funzione PREVENTIVA.

Tali bende, senza collante (e per questo motivo con un potenziale allergenico molto basso rispetto al tradizionale tape) ma coesive, possiedono una maggior tenuta e sono completamente idrorepellenti rendendone possibile l’uso anche nella riabilitazione in acqua.

Per la leggerezza del bendaggio rimane una maggiore sensibilità al distretto bendato, consentendo anche un’ottima traspirazione della cute.

Il Mix Tape è quindi un bendaggio di nuova generazione

  • leggero
  • compatto
  • modellabile
  • con un ottima tenuta prolungata nei giorni
  • idrorepellente

 

dolore-spalla

La Sindrome da conflitto sub acromiale

Paolo De Ponte – Fisioterapista OMT Lecce

Per conflitto (o impingment) subacromiale si intende una condizione clinica caratterizzata da un eccessivo o ripetuto contatto patologico tra la piccola tuberosi omerale e l’ arco coraco-acromiale che crea un danno sui tendini della cuffia dei rotatori. Studi radiografici dimostrano che fisiologicamente lo spazio sub-acromiale  ha una grandezza tra i 9 e i 10 mm; sotto i 6mm diventa patologico.

Esistono 3 stadi di conflitto :

1) Il primo stadio è caratterizzato da edema ed emorragia della cuffia. Colpisce in genere sotto i 25 anni ed è caratterizzata da un decorso clinico favorevole; si opta per il trattamento conservativo.

2) Il secondo stadio è caratterizzato da fibrosi e tendinopatia. Colpisce tra i 25 e i 40 anni ed è caratterizzata da dolore ricorrente con l’ attività. Si predilige anche in questo caso un trattamento conservativo.

3) Il terzo stadio caratterizzato da una lesione della cuffia dei rotatori. Il trattamento diventa chirurgico.

Ma cosa determina realmente una riduzione dello spazio sub-acromiale quindi danno sulla cuffia dei rotatori?

Esistono due tipi di fattori di rischio:

- FATTORI STRUTTURALI Dimorfismo delle strutture in gioco: acromion, articolazione acromion-claveare, legamento coraco-  acromiale, coraggiose, epifisi prossimale dell’ omero,borsa sottoacromion-deltoidea.

- FATTORI FUNZIONALI Deficit di meccanismo di depressione della testa omerale, discinesia scapolare, anomalia scapolare da vizio posturale, rigidità posteriore della capsula articolare, instabilità.

VALUTAZIONE FISIOTERAPICA

Prima di iniziare qualunque tipo di approccio riabilitativo alla patologia è fondamentale la valutazione fisioterapica che ha l’ obiettivo di rilevare le vere cause che hanno determinato impingment, ricercare il movimento doloroso, identificare quali strutture sono coinvolte, analizzare la presenza di trigger point muscolari che possono creare dolore o limitare la corretta funzionalità articolare.

TEST CLINICI 

Esistono alcuni test di rilevanza clinica fortemente predittivi di Sindrome da impingment sub- acromiale presenti in letteratura che vanno a stressate le strutture tendine della cuffia dei rotatori.

Test di Hawkins

Test Di Neer

Empty Can Test

Internal Rotation Strenght test

TRATTAMENTO

Nei primi due stadi di conflitto la terapia è conservativa e prevede un approccio riabilitativo basato sulle disfunzioni e le problematiche rilevate in valutazione. L’ approccio fisioterapico migliore può prevedere:

FISIOTERAPIA STRUMENTALE DI ULTIMA GENERAZIONE (Tecar, Laser YAG… per ottenere un effetto antinfiammatorio e biostimolante)

TERAPIA MANUALE Tecniche di mobilizzazione per migliorare i deficit di mobilità riscontrati in valutazione

ESERCIZIO TERAPEUTICO Rinforzo selettivo dei muscoli scapolo- toracici al fine di stabilizzare l’ articolazione gleno-omerale e prevenire le recidive.

Ovviamente la scelta della tecnica fisioterapica utilizzata (sia essa strumentale, manuale o di esercizio) dipende dallo stadio della patologia e dalla fase in cui ci troviamo. In generale limitare la terapia al solo utilizzo della fisioterapia strumentale potrebbe determinare risultati incompleti e insufficienti, in quanto molto spesso sono presenti deficit di mobilità o rigidità muscolari che necessitano assolutamente di un lavoro manuale ben specifico.

sindrome-patellofemorale

Il dolore al ginocchio: La Sindrome Femoro Rotulea

 

Dye (2001) descrive la Patello Femoral Pain Syndrome (PFPS) come un “orthopedic enigma”, proprio per identificare la difficoltà che si incontra nel trattamento di tale sindrome.

La PFPS è una condizione clinica caratterizzata da dolore retro- patellare e/o peri-patellare (Powers et al 2003). La diagnosi di dolore femoro rotuleo è basata su due fattori importanti:

  • area di percezione del dolore (anamnesi)
  • esclusione di altre cause di dolore di ginocchio

Il mal allineamento tra rotula e il femore stressa eccessivamente la capsula, i legamenti e altre strutture algogene che quindi possono attivare i recettori del dolore. E’ sempre stato accettato che un deficit di equilibrio tra il vasto mediale e il vasto laterale può essere un fattore del mal allineamento (Powers 1998), per cui i programmi riabilitativi standard sono sempre stati incentrati sul miglioramento del timing di attivazione del vasto mediale al fine di ripristinare un corretto equilibrio tra vasto mediale e vasto laterale. In realtà ad oggi i nuovi studi presenti in letteratura hanno modificato la patomeccanica della PFSP e quindi l’ approccio riabilitativo a tale condizione clinica. L’ angolo Q è quell’ angolo formato tra l’ asse del femore e l’ asse che congiunge il centro della rotula alla tuberosità tibiale (come si evidenzia nell’ immagine sottostante); un aumento di tale angolo oltre certi valori determina un maltracking femoro rotuleo. knee_tendonitis_patella_QangleMa cosa realmente succede dal punto di vista biomeccanico che crea mal allineamento? Power, nel 2003, ha stabilito che in attività di carico è il femore ad eseguire una eccessiva rotazione interna rispetto alla rotula in pazienti con sindrome femoro rotulea, in particolare questo si verifica negli ultimi gradi di estensione e sotto carico determinando quindi delle pressioni sulla faccetta laterale della rotula eccessive. L’ approccio fisioterapico a tale sindrome deve essere completo, infatti se l’ origine del problema sono fattori funzionali prossimali a livello dell’ anca ( aumentata rotazione interna del femore), risulta utile impostare un programma riabilitativo che preveda un rinforzo isolato e selettivo dei muscoli extrarotatori dell’ anca. Questo può rappresentare l’ approccio clinicamente più utile per ridurre il dolore e migliorare la funzione del ginocchio, considerando che gli stress biomeccanici dell’ articolazione femoro rotulea durante l’ esecuzione degli esercizi in carico sono minori tra 45 e 0 gradi e non in carico tra 90 e 45 gradi di flessione. Concentrarsi unicamente sul rinforzo del vasto mediale o solo e unicamente sull’ utilizzo di macchinari fisioterapici (anche di ultima generazione come Tecar, Laser ad alta potenza…) potrebbe portare a insuccessi terapeutici. E’ stato inoltre dimostrato da numerosi studi l’ impossibilità di attivare selettivamente il vasto mediale essendoci un’ unica innervazione del muscolo quadricipite e la mancanza di un setto che divida il vasto mediale dal vasto laterale.

Paolo De Ponte

Fisioterapista – OMT Lecce

                                                                    

Journées Perdriolle 2015

Journées Perdriolle 2015 La Renè Perdriolle Academy ha scelto Lecce per l’organizzazione del suo V Congresso Nazionale che si terrà il 15-16-17 ottobre presso l’ Hotel President. CONGRESSO “LA SCOLIOSI IN ETA’ EVOLUTIVA – Corsetto Ortopedico e Rieducazione : gestione integrata” (15-16 Ottobre) CORSO TEORICO PRATICO “LA SCOLIOSI DELL’ ADULTO –  Riabilitazione e Attività Motoria: cosa fare e come fare” (17 ottobre) PROGRAMMA DEFINITIVO E SCHEDA D’ ISCRIZIONE

Macerata

CONGRESSO SCIENTIFICO 8 – 9 MAGGIO 2015

 

Il congresso, organizzato dalla ASL di Macerata, ha invitato lo staff di “Fisioterapia De Ponte” a tenere una relazione dal titolo: “La rieducazione ha un ruolo nelle scoliosi?”  assegnata al Prof. Benvenuto De Ponte ed una lezione dal titolo: “Integrazione tra terapia fisica e terapia manuale nella cifosi dolorosa”  assegnata al  Dott. Paolo De Ponte

 

 

 

la scoliose

PRINCIPI DI TRATTAMENTO RIEDUCATIVO DELLA SCOLIOSI con APPARECCHI GESSATI MMG E CORSETTO ORTOPEDICO 3D

Centro Scoliosi Istituto G. Gaslini – Genova
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Benvenuto De Ponte* – Paolo De Ponte**

*Universita’ G. d’Annunzio –  Chieti
**Fisioterapista – Lecce

La nostra esperienza nel trattamento della scoliosi con apparecchi gessati Maguelone Modificato Genova e con corsetto ortopedico 3D risale al 1994 data in cui elaborammo il protocollo rieducativo dedicato a questo tipo di cura ortopedica.
Diversi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali ne hanno determinato l’accettazione incondizionata da parte della comunità scientifica.
L’elemento principale della scoliosi è rappresentato dalla torsione che esprime la deformazione della colonna vertebrale.
Lo spazio percorso dalle vertebre per passare dalla situazione fisiologica a quella patologica esprime la dislocazione sul piano trasversale e la modificazione dell’orientamento delle vertebre sui tre piani spaziali .
L’apparecchio gessato determina una correzione della curva scoliotica e la chinesiterapia in gesso deve contribuire ad aumentare tale correggibilita’, facendo ripercorrere a ritroso il tragitto compiuto dalle vertebre verso la situazione patologica.
La tecnica Maguelone Modificata Genova (MMG)  sebbene concettualmente vicina a quella Maguelone o phi di Perdriolle e Vidal , è diversa poiché, eliminata la banda aderente al torace, ottiene un riallineamento della sezione deformata con gli altri livelli mediante una banda che avvolge incompletamente il torace.
Esercita pertanto un’azione di spinta nelle zone prominenti e lascia libere di espandersi le parti depresse; la riduzione è quindi tridimensionale.
La fascia utilizzata dalla tecnica “phi” lascia  una zona sufficientemente libera in corrispondenza dell’incrocio dei due estremi, cosi’ da indurre   un’espansione della depressione concava.
La modifica della Scuola Genovese  realizzata dal prof. S.  Becchetti presso la Ia divisione di ortopedia e traumatologia dell’Istituto G. Gaslini, consiste nell’interruzione della continuità della fascia, lasciando cosi’   libere alcune zone.
La fascia nella tecnica MMG viene vincolata ad un pressore posteriore che è soltanto il centro di rotazione del sistema e non ha alcuna azione compressiva diretta.
Tale pressore, distanziato dal gibbo con cui entra in contatto soltanto in un secondo tempo, vincola un estremo della fascia.
L’azione dell’unico peso all’estremo libero della fascia determina una cifotizzazione, una deflessione ed una detorsione.
Infatti la fascia, mantenuta sollevata nella parte anteriore del torace dal lato convesso, spinge la parte anteriore controlaterale del torace stesso, esercitando una coppia ad azione derotante; trazionando infine il tronco verso il basso, esercita una retropulsione delle sezioni toraciche più deformi. Non appena questa prima parte fa entrare in contatto il gibbo compressore, il braccio della forza applicata tramite il peso aumenta sensibilmente e, di conseguenza, si esalta l’azione detorcente. In maniera analoga agisce il bustino ortopedico 3D.

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Le ampie zone di torace libere dall’azione della fascia permettono a quest’ultimo di espandersi e di modellarsi più facilmente. Il trattamento gessato MMG,   realizzato presso l’Istituto “G. Gaslini” di Genova, con cui collaboriamo da oltre trenta anni, ci ha sollecitati a ricercare soluzioni chinesiterapiche nuove, volte a consentire al paziente scoliotico la gestione della sua scoliosi in modo attivo, così da aumentare il potenziale correttivo tridimensionale ottenuto con il   trattamento MMG.
Abbiamo realizzato un protocollo rieducativo completamente diverso dai soliti esercizi che vengono proposti nei bustini ortopedici; sia da un punto di vista biomeccanico che psicopedagogico.
Per meglio comprendere il differente approccio chinesiterapico occorre ricordare che la ginnastica della scuola lionese, sia in gesso che in corsetto ortopedico, prevede un intervento chinesiterapico mirato a:
1) aumentare l’effetto del gesso-corsetto;
2) allontanarsi dalle spinte e   dagli appoggi con l’autoallungamento;
3) rinforzare la muscolatura, per ottenere un “corsetto muscolare”.
Il nostro percorso chinesiterapico consente di realizzare i seguenti scopi e precisamente:
1)   far comprendere al piccolo paziente la realtà della sua scoliosi e delle alterazioni del rachide da essa indotte, presupposto indispensabile per la preparazione al trattamento gessato,
2) far percepire le modifiche apportate dal movimento correttivo alla sua scoliosi in tutta la loro portata;
3) ricercare un movimento tridimensionale che amplifichi la correzione del gesso MMG;
4) fissare la correzione acquisita dall’esercizio dopo aver eliminato la contrazione che ha determinato la correzione stessa;
5) mantenere la correzioni in condizioni sempre più difficili.
Il bambino quindi deve imparare a mantenere la correzione dopo aver eliminato il movimento che l’ha determinata, in situazioni dapprima statiche e quindi in condizioni di squilibrio sempre maggiori. Il fine sarà quello di modificare l’atteggiamento del bambino scoliotico.
Da un punto di vista psicopedagogico è importante tenere presente che sarà il bambino scoliotico, e non la sua scoliosi, il protagonista del  trattamento.
E’ il bambino portatore della deformità e non la sua curva il centro del trattamento.
Questo principio va perseguito nelle quattro fasi di tutto il trattamento:
– chinesiterapia di preparazione al gesso;
– chinesiterapia in gesso;
– chinesiterapia nel periodo di trattamento con corsetto ortopedico;
– chinesiterapia dopo la rimozione del corsetto ortopedico.

Tutti sappiamo che la scoliosi è un processo dinamico tridimensionale, per cui sul piano teorico la riduzione della curva dovrebbe ripercorrere in senso inverso il cammino verso la deformazione.
La tridimensionalita’ del fenomeno richiede una priorità d’azione su un piano specifico, ispirata ad un preciso presupposto biomeccanico.
La deviazione laterale sul piano frontale  che identifica a grandi linee e definisce la scoliosi deve essere considerata la risultante visiva della deformazione sugli altri due piani; pertanto non bisogna cominciare da tale piano il percorso rieducativo.
Il primo approccio non può essere altresì realizzato sul piano sagittale, ovvero sulla deviazione antero-posteriore (esercizi di cifotizzazione); infatti a causa della torsione delle vertebre della curva, l’orientamento di queste non corrisponde al piano del bambino e quindi non è più possibile parlare di muscoli del lato concavo e muscoli del lato convesso; inoltre, nella flessione anteriore (cifotizzazione) il gibbo aumenta e determina una maggiore tensione di tutte le strutture posteriori e limita qualsiasi riduzione sugli altri piani dello spazio.
L’approccio chinesiologico corretto quindi deve realizzarsi sul piano assiale, considerando la deviazione in torsione; innanzi tutto perché la derotazione avvicina il piano delle vertebre a quello del bambino, infatti solo la derotazione permette di avere sullo stesso piano le vertebre scoliotiche e il tronco del bambino.

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Il ruolo della manipolazione sacroiliaca nelle sindromi dolorose, nei quadri disfunzionali e in quelli asintomatici

Graduation day: Master in Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici

Facoltà di Medicina e Chirurgia – Genova

Paolo De Ponte – Fisioterapista (Lecce)

OBIETTIVO: Individuare e analizzare cambiamenti sia locali sia a distanza indotti dalla manipolazione sacroiliaca. il lavoro si propone di descrivere e differenziare le varie tecniche manipolative ed i possibili sottogruppi che potrebbero beneficiare di tale trattamento.

MATERIALI E METODI: E’stata effettuata una ricerca attraverso il database  Pubmed in lingua inglese e/o italiana con le seguenti parole chiave: “Manipulation” “HVT” “Pain” “Disfunction” “CPR” combinate con i vari operatori booleani.

RISULTATI: La ricerca ha prodotto 395 risultati. In base alla lettura del titolo prima, dell’ abstract poi, e del full text infine ne sono stati selezionati 14, oggetto dello studio. 9 trattano l’ effetto neurofisiologico, 3 l’ effetto meccanico, 2 le CPR.

CONCLUSIONI: Sembra che l’ effetto più importante generato dalla manipolazione sacroiliaca sia proprio quello neurofisiologico, sia in quadri sintomatici sia in quadri asintomatici in cui si è visto che la tecnica manipolativa ha determinato un aumento della capacità di contrazioni di alcuni gruppi muscolari come il quadricipite e i  muscoli addominali. E’ stata inoltre definita una CPR per capire quali soggetti con sindrome femoro-rotulea e dolore anteriore di ginocchio possono trarre beneficio da una manipolazione lombopelvica, ossia coloro che mostrano una differenza di intrarotazione di anca maggiore di 14°. La conclusione di questo elaborato è che, i terapisti possono utilizzare la manipolazione sacroiliaca per avere degli effetti positivi non tanto correlati al riposizionamento meccanico delle superfici articolari, quanto per ottenere una riduzione della sintomatologia dolorosa nei quadri di disfunzione sacroiliaca e lombalgia associati grazie alla diminuzione di eccitabilità delle fibre dolorifiche C. La ricerca futura deve indirizzarsi verso la produzione di nuovi studi di alta qualità metodologia che vadano ad indagare le diverse tecniche di manipolazione sacroiliaca ed eventuali effetti diversi che ne potrebbero derivare, approfondire quando realmente nel quadri sintomatici si riesce ad ottenere una riduzione della sintomatologia, approfondire ancora l’ interdipendenza regionale tra disfunzione sacroiliaca e quadri sintomatici e disfunzionali in altri distretti, studiare cioè  in maniera più rilevante  l’ effetto neurofisiologico della manipolazione, conseguenza oramai sempre più valutata e accettata.

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Scoliosi, Riabilitazione e Sport

Si è svolto lo scorso ottobre (dal 16 al 18 ottobre 2014) Congresso Internazionale Congiunto “Journées Perdriolle – Phisyomind 2014″ organizzato dal Gruppo Forte e dalla Renè Perdriolle Academy. Il Congresso dal tema “Scoliosi, Riabilitazione e Sport” ha avuto come obiettivo quello di riunire esperti e professionisti del settore della fisioterapia, della riabilitazione, della traumatologia sportiva, ortopedia.

Lo staff di Fisioterapia De Ponte, oltre ad aver partecipato e collaborato all’ organizzazione del congresso, ha dato il proprio contributo scientifico attraverso 3 relazioni riguardanti le problematiche emergenti del trattamento non ortopedico della scoliosi, il trattamento del bambino scoliotico con corsetto MMG, il trattamento FKT manuale nelle scoliosi dolorose dell’ adulto.

L’ evento ha riunito centinaia di cultori della materia provenienti da tutto il mondo, e grazie all’ enorme successo riscosso, il congresso ha avuto l’ adesione del Presidente della Repubblica”.

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